• Home
  • Territorio
  • Cultura

Cultura

  1. Informazioni generali
  2. Edifici sacri
  3. La Via Claudia Augusta
  4. Gastronomia tipica e produzioni locali
  5. Museo archeologico e necropoli di San Donato

Link utili:

  1. Archivio fotostorico feltrino - Raccolta gruppo fotografico lamonese:
    http://fotostorica.feltrino.bl.it/?m=modpage&c=2166
  2. Archivio bollettino parrocchiale di Lamon "La Sentinella":
    http://www.parrocchialamon.it/sentinella1/indice_sentinella.htm

 

L'altopiano di Lamon si apre alle soglie delle Dolomiti di Primiero - San Martino e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi; lembo estremo del Feltrino occidentale, è legato al resto del territorio rispettivamente dai percorsi ideali del torrente Cismon e dell'antica Via Claudia Augusta. Il territorio lamonese è caratterizzato da oltre 5400 ettari di verde che si distende dai 400 ai 2000 metri di altitudine in un clima tipicamente montano - alpino. Numerose sorgenti riversano a fondovalle acque limpide nel Senaiga e nel Cismon. Più di 130 chilometri di strade pittoresche e centinaia di chilometri di sentieri percorrono una montagna che ha conservato quasi intatto il suo fascino ed il lavoro millenario della natura nelle sue viscere.panoramica Lamon

Da millenni la vita è presente nell'altopiano lamonese, come testimonia il notevole ritrovamento di un cacciatore preistorico avvenuto nel 1988 in Val Rosna, sul versante sovramontino del Cismon. Più recenti sono invece i resti di fauna fossile rinvenuti nella grotta di San Donà. Tra questi rivestono particolare importanza paleontologica quelli relativi all'Ursus Speleus, un orso di grandi dimensioni diffuso sull'arco alpino (lo scheletro di uno di questi orsi è stato completamente ricostruito ed è visibile nell'atrio del Municipio). Il territorio lamonese, romanizzato intorno al I secolo d.C., era attraversato dalla via Claudia Augusta, una strada militare che collegava Altino con la Resia. Il suo percorso era disseminato di fortificazioni, una delle quali sorgeva molto probabilmente sul colle di S. Pietro, dove venne poi edificata l'omonima chiesa parrocchiale.

calice diacono orsoTra la fine dell''800 e l'inizio del '900 sono state rinvenute numerose tracce di romanizzazione (tombe, gioielli, monete) sia sul colle sia nella zona circostante. A poche centinaia di metri dal centro, sulla strada per S. Donato, è visibile un ponte romano, recentemente restaurato, sulla Claudia Augusta. Si tratta di una costruzione costituita da un'unica campata sorretta da un arco a tutto sesto e interamente realizzata in conci di pietra locale. Al periodo altomedievale risale il calice del Diacono Orso, oggi conservato nella casa canonica di Lamon. Databile tra il V e il VI secolo, il calice argenteo è formato da una grossa coppa sostenuta da uno stelo basso e recante l'iscrizione DEI DONIS DEI URSUS DIACONUS SANCTO PETRO ET SANCTO PAULO APTULIT. A partire dal XII secolo il paese cominciò ad organizzarsi in forma di comunità rurale: la Pieve nasceva come entità giuridica e religiosa e godeva di ampia autonomia, temperata soltanto dall'autorità del Vescovo Conte. La bolla di Papa Lucio III (1184) conferma la Pieve di Lamon come una delle più antiche del Feltrino, con benefici e privilegi accumulati nei secoli fino a divenire chiesa arcipretale e forania. Fin dal medioevo l'economia lamonese era fondata su attività agro-pastorali, come attesta l'intervento, volto a dirimere una contesa confinaria tra Lamon e i paesi limitrofi, da parte del Vescovo Drudo da Camino nel 1177.

San Pietro e Monte CoppoloA partire dal 1330 la Pieve di Lamon si diede una serie di norme scritte, raccolte nella "Regola", relative all'uso dei pascoli, all'allevamento del bestiame, allo sfruttamento del territorio. L'intera comunità, attraverso l'assemblea dei capifamiglia e dei funzionari, partecipava al governo della Pieve, che mantenne per qualche secolo un forte grado di autonomia, favorita da un'organizzazione contrassegnata dall'immobile perpetuarsi della tradizione e da un rigido particolarismo. Nonostante la sottomissione alla Repubblica di Venezia del territorio feltrino nel 1404, gli statuti locali continuarono a conservare la loro validità, ma il dominio della Serenissima si fece progressivamente più pesante.

 

Edifici sacri

Dal punto di vista artistico il capoluogo cela due perle preziose: la chiesa di S. Pietro, posta sull'omonimo colle e la ex chiesa di S. Daniele, sconsacrata e sottratta al culto nel 1959.

Chiesa di San PietroLa chiesa dedicata a S. Pietro , patrono di Lamon, sorse nell'alto medioevo, ed è giunta a noi nella semplice e scarna struttura esterna attuale per giustapposizioni successive. L'interno è diviso in tre navate più' un coro poligonale. Due sono le sacrestie. L'arredo pittorico è databile intorno ai secoli XVI – XVII. Sono presenti affreschi di Marco da Mel, opere del Marescalchi e tele seicentesche attribuibili al pittore feltrino A. Zocco. Sull'altare laterale destro compare un'opera di F. Frigimelica raffigurante una Madonna con Bambino e S. Giovannino.Recentemente è stato restaurato l'organo del Callido datato 1600.

San DanieleAi piedi del colle di S. Pietro, sorge la chiesa di S. Daniele . La data di fondazione non è certa anche se alcune fonti fanno risalire la ricostruzione intorno ai primi decenni del seicento, su di una precedente cappella attestata per la prima volta nel 1529. Essenziale, ma dalle proporzioni più imponenti rispetto alla precedente, si differenzia per l'interno ad un'unica coperta a volta. La caratteristica più appariscente ed interessante della chiesa è il campanile che riconduce nella forma ad uno stile costruttivo tipicamente nordico. La decorazione pittorica, smembrata in seguito alla sconsacrazione, si compone di una serie di affreschi del pittore G. Moech, mentre nella parte superiore dell'altare maggiore è collocata la Deposizione, attribuita al Frigimelica. Parte delle tele sono conservate nella chiesa del S. Cuore e parte nei depositi della canonica. Dopo un restauro conservativo la chiesa è utilizzata oggi come sede per mostre e concerti.

 

La via Claudia Augusta

Lamon, il suo territorio, può vantare il transito di uno dei tratti della via Claudia Augusta che, sicuramente, può essere annoverato tra i più' spettacolari e suggestivi.
Dal torrente Cismon la via Claudia risale verso l'altopiano seguendo un percorso che, sulla sinistra della valle, ridotto a mulattiera, punta direttamente  verso il colle di S. Pietro, dove sorge, sui resti di un castello, la chiesa dedicata  al Santo, nei pressi della quale, nel corso degli anni, sono state rinvenute molte monete romane e numerosa oggettistica risalente al periodo.

Ponte RomanoRimane, in località Stalena, a brevissima distanza, il notevole complesso del "Ponte Romano" che, inserito in un contesto naturale di rara bellezza e suggestione evocativa e grazie ad un recente intervento di sistemazione e restauro, restituisce al visitatore la memoria di lontani trascorsi quando, all'apice dello splendore dell'età imperiale, gli uomini delle legioni dell'esercito di Roma passavano attraverso questi luoghi per raggiungere le mai dome terre germaniche.
Si può percorrere, con inizio dalla località Costa – anche se l'attacco con l'attuale sede stradale , ora, è precluso alla vista da un grande accumulo di terra – lo stupendo tratto di via Claudia, giunta sino a noi , oggi, col nome di "Via Pagana" : quattro chilometri ininterrotti in salita leggera, intagliati nella roccia. Del tracciato originario della via non è rimasto che il profilo, in alcuni tratti perfettamente definito, le cui dimensioni variano dai 180 ai 200 centimetri. Le vie militari, ben diverse dalle " viae silice stratae " che attraversavano i grossi centri abitati, mostravano, su delle solide fondamenta in legno, pietra e sabbia, una copertura in ghiaia ben battuta ed erano chiamate " viae glara stratae ".

La creazione, a Lamon, di un museo, sede in futuro ove raccogliere il gran numero di reperti archeologici ritrovati lungo il percorso della via Claudia Augusta – in gran parte ancora in mano ai privati – e i numerosi scheletri ritrovati in una necropoli a S.Donato costituirebbero ulteriore motivo di attrattiva per il turista e occasione di rinnovato interesse per un territorio dalle risorse ancora non appieno potenziate.

Maggiori informazioni e mappa per il Ponte Romano in QUESTA PAGINA

 

Gastronomia tipica e produzioni locali

Fino ad un recente passato Lamon ha rappresentato uno dei più consistenti insediamenti del Bellunese (terzo comune dopo Belluno e Feltre) e quando dominava l'economia agricola si collocava ai primissimi posti nella produzione del latte e nell'allevamento degli ovini.

Una cultura agricolo-pastorale alpina ha fatto di Lamon un paese tipico per le sue tradizioni e per il suo linguaggio dagli accenti originalissimi (è di recente pubblicazione un testo sul dialetto lamonese).

Pianta di fagioliLa terra lamonese poi si è particolarmente prestata alla coltivazione del fagiolo, che è divenuto il Re della gastronomia locale.
Fu l'umanista Pierio Valeriano ad introdurre, intorno al 1532, il prezioso legume nel Bellunese, e precisamente a Lamon e Sovramonte, zone nelle quali il fagiolo ha trovato un ottimo ambiente, con un microclima ideale, come sta ad indicare l'annotazione del podestà di Feltre Giulio Garzoni fatta nel 1578:

" NELLA SOMMITA' DI QUELLE MONTAGNE CHE PAGGIONO INASCESSIBILE, IO HO VEDUTO UNA VILLA DI 300 FUOCHI CHIAMATA LAMON, CON BUONE CASE DI MURO ET CON HOMENI BENISSIMO COMPLESSIONATI, ET CON UNA CAMPAGNA TUTTA COLTIVATA FERTILISSIMA PIANA SENZA ALCUN SASSO ".

Le quattro qualità del legume a tutt'oggi principalmente coltivate nell'altopiano lamonese sono "spagnolet", "spagnol", "calonega" e "canalin".

Per secoli il fagiolo, detto "carne dei poveri", è stato l'alimento base della cucina popolare; ora è divenuto ingrediente ricercatissimo di piatti prelibati, riproposti ogni anno a settembre in occasione dell'ormai tradizionale iniziativa:"A Tavola nel Feltrino: il Fagiolo".

Non possono non essere menzionati, tra le pietanze tipicamente lamonesi, "cartufole e fasöi" (patate e fagioli), "fasöi co la zeola" (fagioli con la cipolla), "menestrin" (passato di fagioli) e "pendolon" (a base di patate e fagioli). Come quest'ultimo, anche la "carn de fea 'nfurmigàa" (carne di pecora affumicata) - attualmente inserita nella Lista dei Prodotti Agroalimentari tradizionali in base al Decreto Ministeriale 350/99 - costituiva un alimento tipico del pastore, che più che la carne consumava le code degli agnelli. La "polenta 'ncartufolàa", ottenuta aggiungendo patate alla farina, è proposta con il coniglio, con lo "schiz" (tipico formaggio locale) o il "formaio frit" (formaggio fritto), con la "puina 'nfurmigàa" (ricotta affumicata) o fresca.

Indiscutibile fonte di reddito per i locali, il fagiolo di Lamon è stato riconosciuto dall'Unione Europea come prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta).

 

Museo Archeologico e Necropoli di San Donato

Logo Mostra archeologicaIl Museo Civico Archeologico di Lamon si trova in via Resenterra e raccoglie i reperti degli scavi archeologici della necropoli romana di San Donato.

Gli studi archeologici sulla zona di San Donato vantano un'antica tradizione che risale perlomeno al 1776 con Don Francesco Pedri, il parroco di Telve (TN) che evidenziava "uno stretto e antico legame del Tesino con il Lamonese, legato ancora alla primitiva evangelizzazione del territorio che evidentemente si serviva delle vie di comunicazione esistenti" (G. Guiotto "El Campanon" n.15 2005). Nel 1793 l'ipotesi del popolamento romano e dell'esistenza di un'importante arteria di comunicazione tra i due altipiani viene ripresa da Giuseppe Andrea Montebello nella sua opera "Notizie storico, topografiche e religiose della Valsugana e di Primiero" dove riporta le informazioni avute dal feltrino Bartolomeo Villabruna: "...più verso Tesino, oltre San Donà, sulle sponde della Senaiga stessa evvi una strada che da quegli alpigiani appellasi tuttora Via Pagana, e di là per Tesino si deve tenere per fermo, che passasse nella Valsugana..."

Sul finire del XIX secolo è il sacerdote di San Donato Don Pietro Tiziani a condurre una prima serie di scavi nel piccolo podere di famiglia in località Piasentot spinto dai racconti di una zia paterna che raccontava del fortuito ritrovamento di una piccola urna "di circa mezzo litro e quasi piena di monete antichissime attaccate le une alle altre". In seguito, con scavi condotti a più riprese, Don Tiziani troverà le prime tombe con i relativi corredi la cui composizione articolata anticiperà quanto verrà scoperto ai nostri giorni.
Bisognerà attendere comunque altri cento anni per un'indagine archeologica sistematica, che verrà iniziata nel 2000 in seguito ai lavori di sistemazione di una strada silvopastorale e condotta negli anni 2001, 2003, 2005, 2009 in località Piasentot, confermando l'esistenza in questo sito di una necropoli romana di grandissimo interesse.

La zona, nel contesto storico dell'epoca a cui apparteneva la necropoli, rientrava nell'ambito del municipium di Feltria, la cui giurisdizione amministrativa si estendeva fino a comprendere quasi tutta la Valsugana.
Un percorso stradale - attestato dall' Itinerarium Antonini del III secolo d.C, - collegava l'antica Feltria con l'alta Valsugana e quindi con Tridentum: vi sono buoni motivi per ritenere che tale percorso (tralasciando il problema dell'eventuale identificazione dello stesso con il problematico tracciato della via Claudia Augusta) attraversasse questo territorio per raggiungere Ausugum (Borgo Valsugana), e che quindi l'abitato romano che doveva sorgere a San Donato (al quale apparteneva la necropoli in questione) fosse un piccolo centro lungo tale via.

Gli scavi finora condotti (l'ultimo nell'estate del 2009) -con finanziamenti della Fondazione Cariverona, della Regione del Veneto e del Comune di Lamon - hanno complessivamente messo in luce oltre ottanta sepolture.
La necropoli presenta caratteristiche del tutto eccezionali che, allo stato attuale delle conoscenze, non sembrano avere raffronto in alcuna altra necropoli dell'epoca. Le sepolture sono tutte a inumazione in piena terra in fosse di forma ovale. La posizione degli inumati è rannicchiata con gli arti più o meno flessi. Gli individui sono seduti con la schiena in appoggio alla parete della fossa e con la testa rivolta verso est. Tale tipo di inumazione è tipica dell'età del bronzo e assai diversa da quella coeva che prevedeva l'inumazione supina o l'incinerazione.
I corredi funebri della necropoli di San Donato sono costituiti da oggetti di abbigliamento, di ornamento e d'uso e quasi sempre anche da una o più monete. Mancano, tranne in un'u nica eccezione, elementi di ceramica. Nelle tombe femminili gli oggetti di ornamento in bronzo, argento e vetro sono numerosi e indiziali di una certa agiatezza nello status medio della popolazione. Da notare la presenza dei famosi orecchini d'argento cosiddetti "a B" che per per la loro particolarissima foggia sono stati scelti come simbolo della mostra.

Più semplice, anche se molto interessante, il corredo funebre maschile con i famosi coltellini a serramanico usati nei lavori quotidiani (non sono state ritrovate finora armi).
Del tutto eccezionale è stato inoltre il rinvenimento nel 2001 di una sepoltura assai particolare a fianco di quelle umane: un bue, dell'età di due anni, probabilmente sacrificato per un qualche rito propiziatorio e successivamente sepolto, nella stessa epoca degli altri umani, con tutti gli onori. Un ritrovamento che lascia presupporre una situazione di agio e di abbondanza di cibo, poiché il bue è stato sepolto intero, come si nota dall'analisi delle ossa. La deposizione accurata di questo animale, con la testa appoggiata su una grossa pietra sistemata in maniera tale da tenerla piegata e leggermente sollevata, ci induce a ritenere che si tratti di un rito sacrificale.

Da sottolineare infine la pressoché totale assenza di individui in giovane età (solo 2 sull'ottantina di sepolture indagate) e i caratteri antropologici che rivelano la presenza di individui di notevole robustezza...
I materiali di corredo delle sepolture messe in luce nel corso delle indagini condotte negli anni 2000 , 2001 e 2003 sono stati completamente restaurati nel Laboratorio di restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici. Inoltre con un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali si è proceduto alla schedatura scientifica dei singoli oggetti. La Soprintendenza ha inoltre fatto inserire l'analisi degli elementi di collana in vetro e foglia d'oro, rinvenuti in alcune sepolture femminili della necropoli, nell'ambito di un Progetto Finalizzato Beni Culturali.

Il Museo è aperto ad orari fissi nel periodo estivo, su prenotazione il resto dell'anno.
Per informazioni e prenotazione visite tel. 328 3118336 oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

Comune di Lamon

  Piazza III Novembre 16
    32033 Lamon (BL)
    C.F. 00204380257

 

  tel 0439.7941 - fax 0439.794234
  mail: lamon@feltrino.bl.it
  PEC: lamon@postemailcertificata.it