Informativa dal Sindaco

 

In merito all'allarme lanciato oggi sulla stampa locale circa un'ipotesi di ripetuti avvelenamenti di cani a Lamon, desideriamo informare che nè gli uffici comunali, nè i Carabinieri, nè il Corpo Forestale dello Stato, nè i Servizi veterinari dell'Ussl di Feltre, nè l'Istituto Zooprofilattico di Belluno hanno ricevuto segnalazioni, denunce o casi riguardanti avvelenamento di cani a Lamon, non solo in questi giorni, ma neanche negli ultimi anni. Esiste un unico caso, di questi giorni, di un cane morto che è attualmente all'esame dell'Istituto Zooprofilattico e per il quale sono in corso le indagini tossicologiche. Lo stupore poi con cui molti cittadini mi chiedono conto della stampa di oggi mi fa di nuovo pensare che non siamo di fronte ad problema diffuso o frequente. Nessuno ne sa nulla. Attendiamo comunque la raccolta firme e il suo contenuto, non siamo qui per minimizzare o negare fatti che vanno trattati con la necessaria cautela e attenzione: le sole voci di paese, magari general-generiche, possono non essere sufficienti ma, di prassi, non vengono mai ignorate. Tuttavia, ricordiamo che, se le indagini confermeranno l'avvelenamento, l'iter prevede l'immediata attivazione degli Enti preposti alla bonifica, alla prevenzione e al controllo, così come ne sarà immediatamente informata la Procura della Repubblica di Belluno. Ci saranno quindi le adeguate reazioni al caso.
Qualsiasi iniziativa poi di sensibilizzazione e informazione sulla cura e sul mantenimento dei cani nel rispetto di sè e degli altri ci troverà favorevoli e collaborativi, anche in considerazione del fatto che presto presenteremo all'attenzione del Consiglio Comunale il Regolamento sul benessere degli animali.

Il Sindaco di Lamon
Vania Malacarne

 

 

Articolo Corriere delle Alpi 26/11/2013

 

Presentazione del libro "A viso coperto"

Copertina libro "A viso coperto"Sabato 23 novembre alle 20,30 appuntamento nella Sala Parrocchiale di Lamon per la presentazione del libro «A viso coperto» di Riccardo Gazzaniga organizzata dalla Biblioteca Comunale di Lamon.
Riccardo Gazzaniga ha 36 anni e vive a Genova. E’ Sovrintendente della Polizia di Stato e lavora nella caserma di Bolzaneto.
E’ rappresentante sindacale, ama l’hard rock anni ’80 e i concerti, i libri horror, il cinema, il nuoto (praticato) e il calcio (guardato in TV).
Scrive racconti da quando aveva 18 anni, ma solo nel 2006 ho trovato il coraggio di farli leggere a qualcuno autofinanziando la raccolta “13 – Racconti dark”.
Numerosi i premi letterari che ha vinto tra cui il Premio “Orme Gialle”, il Premio Speciale “Mario Casacci”, il “Premio Arte Città Amica”, il Premio “Carlo Levi”, il premio “Il Prione”.
E’ stato per due volte finalista al “Mystfest – Gran Giallo Città di Cattolica”, il maggior premio italiani per racconti gialli brevi.
Nel 2010 il suo primo romanzo, un horror intitolato “Vieni da me”, è stato segnalato al Premio Calvino, il più importante concorso letterario per esordienti in Italia.
Nel maggio 2012 il suo romanzo “A viso coperto” ha vinto il XXV Premio Italo Calvino e, il 26 marzo 2013, è uscito in libreria per Einaudi Stile Libero.
Riccardo GazzanigaDieci giorni dopo la sua uscita, il libro è entrato nel gruppo dei dieci libri più venduti della narrativa italiana. Del romanzo si è parlato su Repubblica, Vanity Fair, Sole 24 Ore, Secolo XIX, Quotidiano nazionale, Lavoro.
Delle sue vite parallele di poliziotto e scrittore ha parlato anche con Daria Bignardi nell’intervista del 27 marzo a “Le invasioni barbariche”.
Il libro “A viso coperto” racconta in forma di romanzo l'odio e gli scontri tra ultras e poliziotti del Reparto Mobile di Genova. Violenza e ambiguità si mescolano nel libro che è stato premiato dalla giuria del Calvino «per la capacità di coinvolgere il lettore facendolo penetrare negli universi paralleli, e poco noti, delle forze dell'ordine e degli ultrà, illustrandoli con una complessa macchina narrativa caratterizzata dalla molteplicità di punti di vista e da una scrittura asciutta e scorrevole». Riccardo Gazzaniga sa che cosa significa trovarsi in mezzo ai corpi che combattono e conosce la ferocia degli scontri allo stadio. Ma solo un vero scrittore, e lui lo è, poteva restituirci la frenesia convulsa di quegli attimi con esattezza disarmante e dare a questa materia il respiro e la forza di un romanzo.
Riccardo Gazzaniga è molto legato a Lamon dove spesso ritorna per qualche giorno di vacanza che trascorre nella casa materna.

ACC di Mel

Domenica 10 novembre Sindaci, sindacati, lavoratori, politici e soprattutto i bellunesi chiamati a raccolta in piazza a Mel per l'ACC.

La manifestazione è stata aperta con un momento istituzionale: tutti i sindaci della provincia, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio hanno sottoscritto un documento condiviso (sotto riportata una bozza di documento).

incontro per l'ACC Melmanifestazione per l'ACC di Mel

 

Contenuto del Documento Sottoscritto:

La vicenda di ACC è emblematica sotto molti profili.

Sottolinea innanzitutto i drammatici pericoli della finanziarizzazione dell'economia: quand'è stata ceduta, ACC era un'azienda solida e profittevole, leader nel mondo per qualità dei prodotti e quota di mercato; in 10 anni, i fondi speculativi che ne sono diventati proprietari l'hanno rovinata, conducendola ai margini della competizione internazionale a causa di una serie ininterrotta di terribili errori di gestione. La ragione di un simile fallimento sta tutta nell'incapacità di quei fondi di comprendere le logiche industriali di un business fatto di prodotto, di tecnologia, di servizio, di competenza, e dunque animato da strategie complesse e di lungo termine; le ossessive dinamiche a breve degli uomini di finanza, la loro vocazione a spremere anziché a far maturare, a incassare anziché a investire, a comandare anziché a mobilitare, a movimentare astratti algoritmi anziché a realizzare fatti concreti, si sono rivelate nemiche della fabbrica di Mel, della sua tradizione di affidabilità e del suo patrimonio di esperienza. Oltre duecento milioni di perdite cumulate, oltre duecento milioni di debiti irrecuperabili: questo il lascito nel Bellunese di nomi altisonanti della finanza nostrana e internazionale. La politica e le istituzioni, le associazioni della rappresentanza economica, le organizzazioni sindacali, le pubbliche amministrazioni, si devono attrezzare per esercitare forme di confronto e di controllo molto più penetranti quando l'interlocutore aziendale non è un soggetto a matrice industriale, ma un operatore speculativo a matrice finanziaria: servono infatti nuove regole, e nuovi comportamenti. Prima che succedano altri disastri nelle nostre aziende controllate da questi private equity funds, dobbiamo sbrigarci ed attrezzarci come conviene!

E poi pone al centro del dibattito il ruolo del credito nella crisi. Infatti, non ci si può non chiedere come mai la "vecchia" ACC sia stata finanziata a lungo e copiosamente, tanto che le banche hanno accumulato crediti in sofferenza per circa 100 milioni, senza che venissero impedite le scelte più scellerate della gestione dei fondi, o almeno venissero posti sotto controllo i meccanismi decisionali che lasciati liberi avrebbero poi condotto al disastro il gruppo, e soprattutto senza che destassero allarme numeri sin dal primo momento indici di un governo del business confuso e inefficace. E, insieme, non ci si può non chiedere come mai la "nuova" ACC, posta sotto la sorveglianza del Governo e in particolare del Ministro dello Sviluppo Economico, affidata alla guida di un commissario straordinario voluto da tutto il territorio, dai sindacati agli industriali, per la sua onestà, competenza e determinazione, dopo essere riuscita a recuperare la fiducia dei grandi clienti internazionali dell'elettrodomestico che l'avevano abbandonata, ad acquisire ordini capaci di riportare al lavoro tutti i suoi lavoratori, a programmare il ritorno al pareggio operativo già nel primo anno, non venga finanziata dalle banche per cifre inferiori fino a 10 volte quelle erogate in passato. Noi non siamo assolutamente ostili per pregiudizio al ruolo degli istituti di credito, anzi! Proprio perché siamo consapevoli della centralità di quel ruolo, e delle responsabilità faticose che esso impone, pretendiamo però chiarezza e coerenza. La chiarezza: dicano una volta per tutte le banche coinvolte cosa vogliono fare; non è possibile che dicano "interveniamo se intervengono tutte", e poi si scopre che la più piccola fra loro, partecipata però da altre tre assai più grandi, si dichiari indisponibile a intervenire mettendo a repentaglio tutta l'operazione! La coerenza: non possono dichiarare a ogni pie' sospinto di essere al servizio del territorio, della comunità, del lavoro, e alla prima occasione negare le risorse necessarie a salvare una grande impresa e le 2.500 famiglie che, tra lavoratori diretti e dell'indotto, ne dipendono!

Inoltre, nel momento in cui Electrolux annuncia di valutare seriamente la scelta di abbandonare l'Italia dismettendo i suoi storici stabilimenti, diventa centrale la questione della filiera dell'elettrodomestico cui a pieno titolo Mel appartiene. Durante gli ultimi cinque anni, l'Italia ha dimezzato la sua produzione di "bianco", passando da 36 milioni di pezzi a 18; intanto la Turchia diventava leader europeo, scalzando il nostro tradizionale primato e crescendo da 25 a 25 milioni di pezzi. Settore da abbandonare? No, perché per esempio la Germania ha mantenuto la sua produzione intorno a 13 milioni, perdendo solo 1 milione e attestandosi nel segmento più pregiato della produzione. Sia chiaro: se chiudono Susegana, Porcia e Mel siamo di fronte alla più drammatica desertificazione industriale della storia italiana, e il Nordest d'un botto si troverebbe marginalizzato in una periferia produttiva senza futuro, schiacciato in una condizione regressiva che ci riporterebbe alla dimensione sociale di 50 anni fa. Difendere il compressore a Mel vuol dire difendere il componente tecnologicamente più importante e rilevante del frigorifero: industria vera, sofisticata, evoluta. E difendere il ruolo di fertilizzazione imprenditoriale sempre svolto dalla grande impresa, agendo da costante incubatore di nuove energie e di nuovi saperi a vocazione internazionale per il tessuto della piccola.

Per questi motivi, chiediamo una formidabile mobilitazione corale intorno a Mel e alla sua fabbrica. A cominciare dal Governo nazionale e e dal governo regionale, che devono intestarsi un'operazione coraggiosa di politica industriale, a costo di mettere in campo significative risorse attraverso i loro strumenti anche societari di partecipazione diretta. La comunità bellunese è pronta a fare in fondo la sua parte, cominciando da quella grande operazione di azionariato popolare lanciata dai suoi amministratori qualche giorno fa. Audacia e concretezza, tradizione industriale e innovazione sociale. Così vinceremo tutti insieme.

 

Consiglio della Provincia Autonoma di Trento - Deliberazioni su Lamon e Taibon

Invitiamo, soprattutto i Lamonesi, a leggere il parere della Provincia Autonoma di Trento del 2006 sul passaggio di Lamon al Trentino. Una volta per tutte, non è stato nè un sì, nè un no, come si capisce molto chiaramente dalle conclusioni dell'Allegato alla Delibera. E' stato un non parere. La Provincia di Trento si è limitata ad affermare che, prima di esprimere un qualche parere, va stabilita un'intesa tra Roma e il Trentino tale da rendere il parere di Trento non solo consultivo, ma bensì vincolante.
Va rilevato inoltre come al punto 2 si solleciti la promozione di accordi tra Regioni confinanti per progetti di collaborazione nelle zone di confine. Così capiamo anche come e quando sono nati i Fondi di Confine...

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Quella vecchia pista tra Lamon e Tesino ormai inutilizzabile

8 settembre 2013

di Raffaele Scottini

LAMON. Il percorso è panoramico, la via è storica (una pista militare costruita durante la prima Guerra mondiale da dove si apre lo sguardo su tutta la val Senaiga con la cascata del Salton), ma i problemi sono attuali: a lanciare un grido d'allarme per le condizioni della strada sterrata che da Valnuvola sale fino al confine con il Trentino è chi nella zona ci vive e si lamenta delle condizioni disastrate del fondo, pieno di solchi che rendono il transito possibile - e comunque problematico - solo con un fuoristrada. Il lamonese Duilio Busana chiede un intervento urgente di sistemazione, perché le piogge, senza alcuna canaletta di scolo delle acque meteoriche, hanno creato autentiche voragini. In tutto sono circa 15 chilometri, metà in territorio Bellunese prima di proseguire in Tesino. Un tratto di 7 chilometri che però si inserisce nella rete di 150 chilometri di strade comunali dove i buchi ormai sono sempre più difficili da tappare.

Il sindaco Vania Malacarne lo dice chiaramente: «Non abbiamo mai avuto le risorse proporzionate alle esigenze e di questi tempi ne abbiamo ancora meno. Sempre di più bisogna tornare nell'ordine di idee per cui la gente, volente o nolente, dovrà prendersi in carico la gestione e la manutenzione dei beni pubblici, come si faceva una volta, per quanto questo possa risultare fastidioso in rapporto a tutte le tasse che paghiamo. Sono convinta che sarà inevitabilmente così», osserva. «Con le nostre disponibilità», prosegue il sindaco, «dobbiamo stabilire criteri di priorità e credo che anche i sandonatesi stessi preferiscano che investiamo le poche risorse che abbiamo nella strada da Lamon a San Donato». Allargando poi il ragionamento, Vania Malacarne prosegue: «Non penso che l'associazione di Comuni migliorerà la capacità di risposta a questi problemi perché sembrano misure pensate sul risparmio ma non sulla qualità del risultato, che sono i servizi che andremo a rendere».

Tornando allo specifico della strada militare di Valnuvola, c'è da registrare anche l'interesse del sindaco di Castello Tesino per un progetto di recupero di cui si è parlato, ma per il quale servirebbe un investimento importante. Peraltro il percorso è fondamentale per un accesso comodo alle grotte, altro gioiello naturalistico della zona. L'itinerario è bellissimo per gli escursionisti (non serve nessun abitato e dall'ultima frazione lamonese va verso il passo Broccon) e c'è anche l'aspetto dello sfruttamento delle risorse boschive. «Può avere una fruizione a piedi, in bicicletta, a cavallo o in fuoristrada, ma resta una pista di montagna. Ha un valore storico da preservare e sarà inserita nel circuito di percorsi da valorizzare dal punto di vista turistico per il quale è in cantiere un progetto», annuncia Vania Malacarne. «E' prevista la sistemazione del fondo che vogliamo rispettosa della storia della strada iniziata sotto la direzione del Genio militare nel 1915 e completata nella primavere del 1916».

Fonte: Corriere delle Alpi
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Fagiolo, stavolta sarà festa vera

7 settembre 2013

di Raffaele Scottini

LAMON. Il raccolto promette bene e la macchina organizzativa della Festa del fagiolo gira a pieno regime. Le premesse per una grande edizione – la ventiquattresima – ci sono tutte e l'altopiano sta apparecchiando la tavola per accogliere migliaia di visitatori nell'arco del weekend da venerdì 20 al gran finale di domenica 22. Il comitato organizzatore (Comune, pro loco, Consorzio di tutela del Fagiolo di Lamon) è ben rodato e pronto a offrire una tre giorni di mostra mercato del prodotto fresco e secco, gastronomia, spettacoli, artigianato, convegni, musica, dimostrazioni di vecchi mestieri e mostre d'arte. I buongustai poi possono stare tranquilli, perché quest'anno la produzione di fagiolo è buona, dopo un anno difficile come il 2012. In questi giorni è stato definito il programma. Si comincia venerdì 20 alle 18 nella sala Monsignor Gaio con la cerimonia inaugurale. A seguire l'apertura delle mostre e il convegno alle 21 a cura della Cassa rurale Valsugana e Tesino sul tema delle ristrutturazioni edilizie. La serata si conclude in musica con “Mille Bolle Blues”, dj Loska e altri gruppi. Sabato 21 gli stand aprono alle 9 e le cucine alle 12. Alle 15.30 dimostrazioni di arti marziali e alle 17.30 esibizione del gruppo folk di Pieve Tesino. Dopo cena spazio ai concerti di diverse band. Domenica 22 è la giornata clou: alle 10.30 la messa al Sacro Cuore, poi la sfilata del quartiere Castello di Feltre. Moltissimi gli intrattenimenti in programma. Sul colle di San Pietro, sopra la piazza, esposizione di uccelli rapaci.

Fonte: Corriere delle Alpi
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Arrivano le auto d’epoca, Lamon prepara la merenda

29 agosto 2013

di Raffaele Scottini

LAMON. L'occasione è ghiotta. Oggi nel primo pomeriggio – l'intervallo è dalle 13.30 alle 16 - passano dall'altopiano un centinaio di automobili d'epoca con due persone a bordo di ciascuna per l'Adac Trentino classic, manifestazione promozionale sui mercati di lingua tedesca organizzata da Trentino sviluppo. Si tratta di un raduno non agonistico a carattere amatoriale di macchine storiche, che viaggeranno a una velocità moderata e scaglionate in piccoli gruppi, facendo tappa in centro a Lamon. Dove ad aspettare i partecipanti è stata organizzata un'accoglienza enogastronomica che servirà a promuovere l'altopiano con i suoi prodotti tipici. Gustare piatti tradizionali è stata una richiesta specifica degli organizzatori della manifestazione che hanno pensato prima di tutto al connubio tra motori e fagioli. Ci sarà un assaggio del legume re dell'altopiano e a ogni equipaggio sarà consegnato un kit con la maglietta della festa del fagiolo e materiale informativo. Ci saranno poi dolci tipici (le “phinze”), frutti locali come il “per moscatiei” e la bevanda che erano soliti bere i contadini dopo l'attività agricola (il “segalir”, fatto con caffè d'orzo e vino rosso). Ed è stato coinvolto anche Sovramonte con il succo di pom prussian e il gelato allo stesso gusto.

«È una bella opportunità per noi essere stati coinvolti in questa interessante iniziativa», commenta il sindaco lamonese Vania Malacarne. «Visto l'orario abbiamo pensato a una merenda. Ma ci sarà anche un info point gestito della pro loco, mentre il punto ristoro è a cura del gruppo “Drio le peche” e la protezione civile si occupa della viabilità».

Fonte: Corriere delle Alpi
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Lamon promuove la pecora con una mostra

24 agosto 2013

di Raffaele Scottini

Alla chiesa di san Daniele si inaugura “Pastori nelle Alpi”, si studia lo statuto del consorzio allevatori

LAMON. Non solo una mostra a fini culturali, ma finalizzata alla promozione economica di un settore – quello della pastorizia, che è uno degli elementi costitutivi dell'identità lamonese – messo dall'amministrazione al centro di un progetto di tutela e valorizzazione della pecora di razza Lamon allo scopo di dare impulso all’allevamento e al circuito di promozione e commercializzazione del prodotto tipico della “carn de fea nfurmigaa”, la carne di pecora affumicata.

Sta nascendo un'associazione di allevatori (lo statuto è in fase di studio), ma c'è anche un'altra idea che piace al Comune, arrivata da alcuni giovani intenzionati a costituire un consorzio di tosatori, pratica che ormai sono rimasti in pochi a saper eseguire, che richiede una certa abilità manuale e ha le potenzialità per essere sfruttata. Tutti aspetti che hanno a che fare con la storia e l'identità, con risvolti di promozione economica compatibile con il territorio montano.

Con questo intento è stata allestita nella chiesa di San Daniele la mostra fotografica “Pastori nelle Alpi. Storia e testimonianze”, frutto di un ampio lavoro collegato a un progetto interregionale di sostegno e promozione dell’allevamento ovino e caprino nell’arco alpino, che sarà inaugurata oggi alle 18. Organizzata dal Comune di Lamon con la collaborazione della Provincia di Trento e di Alpinet Gheep, rimarrà aperta fino al 22 settembre e sarà l'esposizione regina della Festa del fagiolo che sarà l’evento clou del prossimo mese.

«Non è solo un evento culturale», rimarca il sindaco dell'altopiano Vania Malacarne. «Si propone una tematica, è un investimento in ottica di opportunità locale in relazione al recupero della nostra pecora. Lamon ha una forte tradizione di pastorizia, soprattutto la frazione di Arina».

Le foto di Christian Cristoforetti raccontano il percorso del gregge che lascia l’alpeggio prima dell’inverno per dirigersi verso le pianure, gli animali e i pastori con le loro case viaggianti che si spostano lungo percorsi antichi. Ad accompagnare gli scatti c'è una ricca serie di capi di abbigliamento moderni in lana disegnati da alcuni grandi atelier (parallelamente poi, il vecchio municipio ospiterà un laboratorio per avvicinare alla filatura e tessitura).

Nella chiesa di San Daniele inoltre vengono presentate in anteprima varie immagini dedicate all’ultimo Paese dove la pastorizia nomade è l’unica forma di sussistenza, la Mongolia. All'inaugurazione interverrà Federico Bigaran, direttore dell’Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia di Trento. La mostra resterà aperta il sabato dalle 20 alle 22 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 20 alle 22. Catalogo scaricabile dal sito www.alpine-space.org.

Fonte: Corriere delle Alpi
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Desfida de le contrae, vince Resenterra

20 agosto 2013

di Anna Minazzato

LAMON. I giochi organizzati dalla pro loco con la finalità di valorizzare le tradizioni locali, simbolo della ricchezza dei valori della comunità lamonese, sono stati anche un’occasione di festa, sabato, soprattutto per molti giovani, uniti in piazza dal desiderio di divertirsi e di socializzare. A vincere la Desfida de le contrae è stata la via del centro Resenterra.

Partita in grande spolvero, ha presto guadagnato la vetta della classifica, vincendo nella gara con i trampoli, e subito dopo nella sfida con il thercol per poi imporsi nella corsa coi sac. Al secondo posto si è piazzata la squadra composta da Rugna e Ronche che ha vinto la gara con la barela e, infine, la staffetta lungo il percorso di 800 metri tracciato dagli organizzatori. I corridori sono partiti da piazza 3 novembre, hanno percorso via Cavalieri di Vittorio Veneto, e passando per piazza de la pesa sono ritornati al luogo di partenza. La Campagna si è aggiudicata il taglio del tronco con il segon, e i De Nat la gara con l’aguer.

Terza la squadra di Piei, davanti a Campagna arrivata quarta, i De Nat quinti e Cui-Ferd sesti. Tutti hanno seguito con partecipazione le sette gare fino alla premiazione dei vincitori da parte dell’assessore al turismo e allo sport del comune di Lamon, Nicola Pradel, e del presidente della pro loco, Paolo Bee. A Resenterra l’onore e l’onere di conservare il drappo fino alla prossima edizione dei giochi. Per la pro loco una bella soddisfazione vista la partecipazione numerosa, anche di tifosi delle varie squadre in lizza.

Fonte: Corriere delle Alpi
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